Prima di dare il nome a tuo figlio pensaci! Introduzione alla Psicofonemologia

Introduzione alla Psicofonemologia
Lino Missio

E’ risaputo che il nome esprime, a grandi linee, alcuni tratti della personalità di chi lo porta. Gli studi in merito, fino ad oggi, si sono basati sul valore simbolico dei nomi.
Pertanto, in base a questa tesi, le persone che si chiamano, ad esempio, Alessandro, saranno leader, trascinatori, in quanto, storicamente il nome di Alessandro è appartenuto a Re, Condottieri e a grandi personaggi carismatici.
La stessa cosa vale per le donne che si chiamano Maria, avranno personalità rassicuranti, protettive e materne, proprio perché il nome Maria riconduce alla mamma del nostro Signore Gesù Cristo.
Il valore simbolico del nome, dunque, è sì importante, ma non sempre chi porta il nome di un grande personaggio, ha le stesse sfumature del carattere.
Da questa idea, e da altre mutuate dalla psicologia della personalità, ho voluto approfondire la questione, perché credo che il nostro nome influire prepotentemente sullo sviluppo del nostro carattere.
Così mi sono concentrato su ciò che più di ogni altra cosa dei nomi, contribuisce alla costruzione mentale di noi stessi: i suoni.
I nomi, come si sa, sono composti da lettere che se pronunciati danno origine a suoni, ovvero a fonemi. A seconda delle lettere che compongono il nome, i suoni cambiano.
Ci sono suoni duri come quelli della Ti, Di, Ghi, Chi, Q, morbidi come quelli della Gi, Ci, Li, e suoni sfuggenti come quelli della Vi, Fi, Ni, e così via.
Sono proprio i singoli suoni del nostro nome ad influenzare l’idea che ci facciamo di noi stessi.
Da qui ho iniziato uno studio sull’influenza che i fonemi che compongono i nomi, hanno sulla costruzione della propria immagine mentale e dell’idea che gli altri si fanno di una persona a partire dal nome.
Questo studio mi ha spinto a dare vita ad una nuova ed affascinante disciplina che si occupa proprio dei rapporti fra fonemi e rappresentazioni mentali: la Psicofonemologia.
Pertanto i primi passi sono stati quelli di creare una vera e propria tabella riepilogativa con la quale (in base alla posizione e al suono dei fonemi), risalire alle principali caratteristiche della personalità del proprietario del nome.
Così partendo dal presupposto che il suono Giu sta a significare apertura, Li, creatività, Na, praticità, chi porta il nome Giuliana sarà sicuramente una persona socievole, creativa e molto pratica.
La tabella che ho creato prevede differenti combinazioni di lettere ed è valida per tutti i nomi, di tutte le lingue del Mondo.
Lo studio del carattere a partire dal suono dei fonemi, si estende al di là del proprio nome. Per conoscere più a fondo una persona, basterà esaminare anche i nomi dei suoi genitori, risalendo a caratteri più profondi della personalità, legati al super-io, ovvero, all’influenza che i genitori hanno avuto sull’aspetto morale.
Non solo. Sempre attraverso la psicofonemologia, si potranno conoscere anche le dinamiche familiari, ossia, se il soggetto esaminato avrà avuto una mamma remissiva e un padre autoritario, o viceversa.
Quest’ultima, è un’affascinante applicazione della psicofonemologia perché permette di verificare le dinamiche di coppia: ovvero se siamo remissivi o autoritari rispetto al proprio partner o prevedendo, nel caso in cui siamo ancora single, quali nomi si addicono di più alla nostra personalità.
Ma se sono già impegnato e i nomi (il mio e quello del mio partner) sono quelli, risultando remissivo, in che modo posso cambiare le cose?
Semplice, basterà costruirsi un nomignolo che possa essere dominante rispetto al nome (o al nomignolo) del partner.
Infine, per concludere, la psicofonemologia, può avere diverse applicazioni, grazie allo studio sulle interrelazioni fra rappresentazioni mentali e fonemi. Pensiamo alle informazioni che si possono avere sulle caratteristiche dei diversi popoli, interpretando semplicemente i suoni delle loro lingue.

Lino Missio

L’Arte del Comando: un piccolo trucco!

Vuoi che le tue parole si trasformino in azioni per chi le ascolta?
Prova questo piccolo trucco!
Ecco un esempio:
Sei in casa e tu e il tuo compagno vi state preparando per uscire.
Ad un tratto ti viene in mente che la manopola del gas è da chiudere e dici al tuo lui: “Tesoro, puoi andare a chiudere il gas per favore?”.
Un po’ irritato, come al solito, ti risponde: “Amore,,,,, anche io mi sto preparando perché non vai tu a chiuderlo?
E qui ha inizio una danza verbale su chi deve o a chi spetta il doveroso compito di girare quella semplice manopola del gas.
In risposta alla tua domanda, il tuo lui dirà: “Tesoro, non ricordo, aspetta che vado a vedere … mmmhhh … vediamo …. Dov’è la manopola …. Mmmhhh… Non la trovo …… mmmhhh … ah …. eccola! …. No è aperto, aspetta che adesso chiudo la manopola … mmmhhh …. Fatto tesoro, ora possiamo uscire  tranquilli.Ritorniamo al momento in cui ti è venuto in mente di chiudere il gas. A quel punto invece di formulare la frase precedente, dirai: “Caro, l’abbiamo chiuso il gas?Ma ripartiamo da capo.
A quel punto, soddisfatta e tranquilla, risponderai dalla tua camera: “Grazie, amore”, e dalla cucina ti sentirai dire: “Di nulla, tesoro”.
Divertente, vero?!

Per fare eseguire un compito non è sempre necessario dare un ordine. Usa una domanda. Una domanda “Action”.

Lino Missio

La magia del cambiamento

Mi occupo di cambiamento e crescita personale. Aiuto le persone a raggiungere i loro obiettivi.
Molte persone pensano che siamo predestinati, che non esiste il cambiamento. Tanto per intenderci se uno nasce in una famiglia di operai non potrà che seguire quel destino. Un po’ quello che esprimeva il Verga nelle sue opere.
A questo io non ci ho mai creduto. Penso che ognuno di noi possa diventare ciò che desidera, basta avere motivazione e credere in se stessi.
L’ho sperimentato su me stesso. Molti anni fa, dopo le scuole superiori ho iniziato a lavorare nel settore dell’elettronica, ma il mio desiderio era quello di lavorare nel campo della psicologia.
Per cui mi sono iscritto all’Università all’età di 28 anni, quando mi ero già creato una famiglia e aspettavo la nascita di mio figlio Matteo. I miei colleghi mi credevano un pazzo ed ogni giorno non perdevano occasione per scoraggiarmi e dirmi che certe cose vanno fatte all’età giusta e che lavorando non sarei mai riuscito a laurearmi.
Oggi posso dire a me stesso e a loro che non è così. Sono riuscito a laurearmi due volte, prima in filosofia e dopo in psicologia, raggiungendo il mio obiettivo. Non dico che sia stata una passeggiata, ho sacrificato molte nottate a studiare, ma ce l’ho fatta.
Dopo la formazione universitaria, mi sono dedicato al cambiamento vero e proprio delle persone, prima come consulente filosofico, utilizzando gli strumenti della Psicofilosofia, dopo come psicologo, utilizzando gli strumenti della Psicologia.
La mia curiosità mi ha portato a studiare anche altre possibilità che favoriscono il cambiamento.
Mi sono avvicinato alle discipline orientali, ma il vero successo si ottiene fondendo i contributi, sia della medicina tradizionale sia di quella non convenzionale. Così sono arrivato psico-bio-energetica.
Attraverso un metodo ben strutturato, ho imparato che si può risalire con precisione ai conflitti irrisolti delle persone e, in alcuni casi, al periodo in cui si sono generati. La tecnica che utilizzo è quella del rilievo psicobioenergetico.
Una volta che risalgo al conflitto irrisolto, provo a scioglierlo attraverso il trattamento psicobioenergetico.
Questa tecnica mi consente di sbloccare le emozioni che le persone hanno somatizzato. Di solito queste emozioni vengono espresse con il pianto e le urla e durante tutto il trattamento la persona rivive il conflitto vero e proprio.
Ci sono differenti spiegazioni scientifiche al metodo da me utilizzato, ho tentato di spiegarle nel mio libro “Cosa vedo in te”, non tutti sono d’accordo, la psicobioenergetica è una disciplina non ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale, ma ciò che importa è che le persone dopo il trattamento si sentono sollevate e rilassate. Di recente, mi sono avvicinato all’Ipnosi, fondendo e personalizzando i diversi metodi fino ad oggi da me utilizzati.

Lino Missio

Difetti fisici? E’ arrivata la Psicofilogenetica

Oggi, a prendersi cura dei difetti fisici è una nuova disciplina: la psicofilogenetica. Grazie a sofisticate tecniche di ristrutturazione del pensiero, infatti, si riesce a far accettare i difetti fisici anche ai più ossessionati cultori della perfezione fisica, evitando così l’intervento del bisturi. Ma in che cosa consiste la psicofilogenetica. Nel nostro fare quotidiano, siamo spinti a considerare come difetti fisici, alcune nostre caratteristiche vantaggiose per la nostra sopravvivenza, solo perché gli stereotipi dettati dalla società moderna seguono diversi canoni evolutivi”. Il “trucco” consiste nel portare alla nostra consapevolezza il vero significato filogenetico del presunto difetto. A quel punto, come per magia, scopriremo che ciò che vedevamo come un difetto, si rivela essere un vantaggio per la nostra esistenza.
Prendiamo come esempio, il caso di una giovane donna che pensava di non piacere agli uomini per via dei suoi fianchi larghi. I fianchi larghi per lei erano diventati una vera e propria ossessione. Non usciva più di casa e se era su un autobus scendeva sempre per ultima in modo da non essere osservata da dietro, così anche alle cene o in pizzeria, era sempre l’ultima ad uscire dai locali. E proprio per questo problema era convinta che nessun uomo volesse uscire con lei. Dopo averle insegnato i procedimenti della psicofilogentetica, finalmente, è riuscita a liberarsi da questa ossessione”.
Ora, questa signora, è del tutto serena, non solo perchè ha consapevolizzato che i fianchi larghi nascondono un messaggio erotico diretto agli uomini, ha capito anche che questa caratteristica è un segnale di fecondità che trasmette la propensione a fare figli e che gli uomini, proprio per istinto, sono attratti sessualmente dai fianchi larghi, un meccanismo escogitato dalla natura per salvaguardare la specie umana.
Il desiderio sessuale scatenato dai fianchi larghi e sedere grosso nell’uomo è così forte che si ripercuote anche in altre parti del corpo. Alcuni scienziati hanno affermato che anche l’attrazione verso il seno femminile, è legata all’attrazione che l’uomo ha per il sedere della donna.
I due seni, ricordano le natiche femminili e non come si pensa, il seno della madre. In modo particolare, il maschio è attratto dal solco che vi è fra i due seni, indipendentemente dalla loro grandezza. Il reggiseno push up, è stato ideato proprio per questo”. La psicofilogenetica si rivela una metodologia di grande efficacia. E’ bene, però, fare
attenzione ad utilizzarla per il verso giusto. Perchè?
Provate a dire ad un culturista (che trascura i muscoli delle gambe), che le donne guardano il sedere degli uomini, non per un semplice fattore estetico, ma per valutare filogeneticamente, la forza di spinta sessuale posseduta!

Lino Missio

Mattanza familiare: un fenomeno mediatico

In questo ultimo periodo – ma non è una novità se seguiamo i notiziari giornalieri – stiamo assistendo a delle vere e proprie mattanze familiari: mariti che uccidono le mogli; mamme che accoltellano i figlioletti, situazioni che vengono, spesso, attribuite unicamente al degrado in cui si consumano tali delitti.
La responsabilità di questi eventi è da addossare, certamente, agli autori del delitto e al contesto socio-culturale in cui vivono, ma c’è qualcosa di più influente, qualcosa che guida la mente dei carnefici:
un io superiore, regista delle loro azioni criminali.
Per spiegare meglio questo concetto, occorre rifarsi ad un caso particolare accaduto in letteratura verso la fine del settecento.
In seguito alla pubblicazione del romanzo di Goethe I dolori del giovane Wertherı nel quale l’autore narra le delusioni dıamore e il suicidio di un giovane di nome Werther, ci fu come conseguenza un’ondata di suicidi emulativi in tutta Europa.
L’effetto fu così potente che in diversi paesi, le autorità dovettero vietare la circolazione del libro.
Il fenomeno fu esaminato e studiato da illustri ricercatori del tempo che arrivarono ad una conclusione sconvolgente:
In seguito ad un suicidio da prima pagina, la frequenza dei suicidi aumenta in modo drammatico nelle zone in cui la notizia ha avuto grande risonanza. Questo fenomeno fu chiamato ıEffetto Wertherı.
In tempi più recenti, alcune statistiche effettuate negli Stati Uniti sui suicidi avvenuti fra il 1947 e il 1968, hanno confermato questa tesi e dimostrato che nei due mesi successivi alla notizia di un suicidio clamoroso, in media, si hanno 58 casi di suicidio in più rispetto al normale.
La stessa cosa avviene per le tragedie familiari. In conseguenza ad un omicidio clamoroso, il numero di omicidi, che si consumano allıinterno delle mura domestiche, aumenta considerevolmente.
Così, in seguito alla notizia di una mamma che uccide il proprio figlio, altre mamme in crisi depressiva, compiono la stessa macabra azione. Lo stesso dicasi per una notizia tumultuosa di uxoricidio: nei giorni successivi aumenta il numero dei mariti che uccidono la propria moglie.
Questi dati sconvolgenti danno la dimensione di come, le notizie dei telegiornali, ed in genere dei mass media, possono incidere sulla psicologia delle persone. Non solo, indicano come, le nostre decisioni, siano influenzate da quelle degli altri: una sorta di riprova sociale (Se lo fanno gli altri, allora posso farlo anch’io).
Il fenomeno della riprova sociale, ultimamente, ha fatto aumentare anche i casi di delinquenza giovanile. Sembra, infatti, che molti giovani, osservando come la giustizia italiana sia poco punitiva, compiano azioni delittuose, confortati dallıidea (oramai piuttosto diffusa) che in galera non ci va nessuno.
Penso che si debba tenere sempre più conto del fenomeno Werther e delle conseguenze che, a livello sociale, può comportare.
Cosa fare allora?
Migliorare la comunicazione mediatica, eliminando inutili esasperazioni speculative, è l’unico modo per poter evitare, in futuro, inutili vittime.

Lino Missio (www.linomissio.com)
Ideatore della Psicofilosofia e Pioniere nella Consulenza filosofica in Italia.
Si è laureato in Psicologia all’Università di Pavia e in Filosofia all’Università di Genova.
Svolge da anni attività di Consulenza Aziendale ed Individuale.
E’ Presidente dell’Associazione Italiana Psicofilosofi e Presidente dell’Associazione di categoria Psicofilosofia.
Insegna materie filosofiche e psicologiche presso il Centro di Formazione Psicofilosofica di Genova di cui è Responsabile.
I suoi ambiti di ricerca vertono sulla psicofilosofia, consulenza filosofica, counseling, psicoenergetica, comunicazione, tecniche di apprendimento e sulla psicofonemologia, disciplina di recente costituzione da lui stesso fondata, che studia le influenze che i fonemi hanno sulle rappresentazioni mentali.
Dal 2000 è Direttore editoriale della rivista “Quaderni di Psicofilosofia” (Erga Edizioni) e dal 2007 è Direttore della Collana di Psicologia della casa editrice Cieffepi Edizioni.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Cosa vedo in te, Cieffepi Edizioni, Genova; Io preda del mio sosia, Erga Edizioni, Genova; Il cervello e la sua Coscienza, Erga Edizioni, Genova.

fonte: informatutto.info

La tecnica del “segreto svelato” usata da Nintendo

Grande mossa commerciale della Nintendo per incrementare la vendita della nuova macchina da gioco stereoscopica.

A due mesi dall’uscita della nuova macchina da gioco stereoscopica (26 febbraio 2011 in Giappone e a marzo in tutto il Mondo), il numero uno della Nintendo, Satoru Iwata,
ha rilasciato un comunicato dove avverte dei danni  alla vista che la visione 3D comporta ai bambini sotto i sei anni. Infatti, studi del settore confermano che la vista  nei più piccoli è ancora in fase di sviluppo e la visione a 3D può causare danni irreparabili all’apparato visivo.

La notizia è stata accolta con grande stupore a tal punto che si è creduto ad un colpo di testa e ad una volontà autolesionistica della Nintendo a favore della salute dei bambini.

In realtà il comunicato nasconde una potente strategia utilizzata dai migliori venditori chiamata: La tecnica del segreto svelato.

Questa potente strategia comunicativa è conosciuta ed usata da tempo sia da professionisti sia da multinazionali e consiste nello schierarsi dalla parte dei consumatori e dei Clienti, svelando i segreti più intimi (inventati e non) a prima vista  controproducenti per il business di chi fa la confessione. Così facendo, la fiducia dei Clienti è presa e il prodotto venduto.

I camerieri più scaltri dei ristoranti ne sanno qualcosa sul “segreto svelato”. Per ricevere più mance, “svelano” sempre ai loro Clienti quale è il piatto del giorno meno “fresco” anche se poi non è così. Più risulta essere costoso quel piatto  e più la fiducia dei Clienti aumenta come, a fine pasto, la mancia.

E i venditori di auto trascurano questa strategia?

Assolutamente no. Per orientare il Cliente verso il modello che hanno intuito gli interessi,

svelano i piccoli inconvenienti (la maggior parte delle volte falsi) delle altre autovetture prodotte dalla stessa casa automobilistica. Che dire: Il fine, giustifica i mezzi!

Percezione Extrasensoriale: Le tecniche dei servizi segreti per vedere dentro di noi

Da un po’ di anni a questa parte mi sono interessato alle tecniche di percezione extrasensoriale utilizzate dai servizi segreti Americani e Russi. Sul tema sono state svolte numerose ricerche, fin dalla metà dello scorso secolo, che documentano, come le così dette spie psichiche, accedono mentalmente a siti militari segreti dislocati in diverse parti del mondo. Non solo. Con le stesse
“tecnologie psicologiche” è possibile entrare nel pensiero dei Leader e scoprire in anticipo le loro strategie militari e politiche.
Il mio desiderio, però, non è stato (e non è) quello di raccogliere le informazioni sulla percezione extrasensoriale e riportare al mondo civile i risultati delle scoperte, bensì quello di scoprire i meccanismi sottostanti per poterli a sua volta utilizzare come strumento per la lettura delle problematiche dell’uomo. Così, unendo i risultati delle ricerche militari e civili, ho adottato una tecnica che mi permette di risalire ai conflitti più traumatici della vita delle persone, individuando, se necessario, il periodo in cui si sono generati.
Adottando questa tecnica, capita spesso di trovarmi di fronte ad una persona e “sentire” che ha perso un caro in un certo periodo, per esempio nel 1990, per poi scoprire, dalle sue parole, che quel anno corrisponde proprio alla morte di uno dei genitori.
Purtroppo, la stessa cosa accade con le violenze sessuali: in molte donne individuo questi abusi in giovane età. In questi casi, cerco di essere sempre delicato chiedendo cosa sia successo di particolare nell’anno da me specificato (di solito in quel periodo erano bambine): scoppiano sempre a piangere e mi raccontano di essere state violentate e, come accade per la maggior parte di questi casi, sono sempre le persone più vicine gli autori della violenza (nonni, padri, zii, ecc.).
Oltre a “leggere” i conflitti irrisolti della gente, ho provato a sperimentare la percezione extrasensoriale in politica e nel lavoro, ottenendo ottimi risultati.
Ricorrendo sempre alla stessa tecnica, sono in grado di verificare se alcune strategie di marketing e/o politiche possono essere (o non devono essere) adottate. Dato che la percezione extrasensoriale agisce nel tempo e nello
spazio, è possibile prevedere le scelte più convenienti da compiere.
Sono sempre di più gli imprenditori e i politici che si rivolgono a me per pianificare interventi e scelte future (prodotti da mettere in commercio, servizi nuovi da creare, nuove strategie politiche da strutturare). E’ chiaro fin dall’inizio, a chi si rivolge a me per consulenze, che non adotto la percezione extrasensoriale per spionaggio politico o industriale, va contro la mia etica.
Nel mio libro, dal titolo “Cosa vedo in te”, ho parlato della tecnica di percezione extrasensoriale che utilizzo. Come per tutte le abilità, non è possibile diventare dei percettori extrasensoriali dopo aver finito di leggere un libro: occorre molto tempo per acquisire sensibilità e pratica.
Per coloro che volessero apprendere il metodo, ho strutturato dei corsi nei quali affianco gli studenti in tutto il loro percorso formativo.

Lino Missio

Pedofilia ecclesiastica: salviamo i bambini, curiamo i preti dalla malattia

Lo psicologo ecclesiastico per spezzare l’anello della perversione pedofila. Un progetto per la prevenzione e cura della pedofilia nelle istituzioni religiose.

LA pedofilia ecclesiastica è un reato che va punito con il carcere, ma allo stesso tempo, occorre ricordare che la pedofilia è una malattia e che per tale motivo ha bisogno di essere prevenuta e curata con opportuni programmi e mezzi idonei a contrastare la sua evoluzione all’interno delle istituzioni religiose.
Come dimostrano studi del settore, la pedofilia nasce, cresce e si sviluppa in contesti socioculturali e socio-religiosi (pedofilia ecclesiastica) favorevoli all’evolversi di questa malattia.
Le prime tendenze alla pedofilia, possono manifestarsi già nell’adolescenza, e chi ne è affetto, con molta probabilità, è stato oggetto di violenze sessuali da bambino o ha assistito a scene di violenza su altri bambini (fratelli, compagni di collegio, ecc…).
Le persone che soffrono di questo disturbo, esprimono marcate difficoltà nelle relazioni sociali e scelgono spesso lavori, hobby e attività a contatto coi bambini.
Come accade per la maggior parte delle parafilie (o perversioni sessuali), difficilmente chi è affetto da pedofilia richiede aiuto ad un professionista, un po’ per vergogna, un po’ perché lo stato di libidine sperimentato è sentito talmente forte da essere ridesiderato. Per cui, l’aggiunta di un’ambiente favorevole, può spingere chi è predisposto alla malattia, a reiterare gli abusi sui bambini.
Penso per questo motivo, che sia opportuno, parallelamente ai provvedimenti penali, mettere in atto un programma di PREVENZIONE e CURA della pedofilia all’interno delle strutture religiose, in modo scientifico, prevedendo la figura dello psicologo ecclesiastico.
Un impegno che non solo il Clero, ma anche tutte le istituzioni hanno l’obbligo di dover prendere in tempi brevi.

Lino Missio