Quando la Follia ha un senso!

 

A volte, per poter aiutare una persona, è necessario sprofondare nella sua follia, per poi riemergere, assieme, dall’oscurità.

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Come rilassarsi e dormire con l’Ipnosi

 

Una delle possibili applicazioni dell’Ipnosi, è nel campo del rilassamento. Utilizzando specifiche tecniche di induzione ipnotica, è possibile indurre uno stato di totale rilassamento, accompagnato da un effetto soporifero che, il soggetto, attraverso un ancoraggio, può replicare ogni qual volta desidera tranquillizzarsi o dormire serenamente. Qui di seguito riporto un video esplicativo, tratto da uno dei miei corsi. Ringrazio Marcella, per avermi dato la possibilità di pubblicare le immagini.

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Con l’Ipnosi è possibile regredire alle vite precedenti?

 

Ripropongo un mio articolo, pubblicato alcuni mesi fa, come risposta, ad una delle domande che mi rivolgono con più frequenza, ossia: Con l’Ipnosi è possibile risalire alle vite precedenti? Ma soprattutto: Esistono, o no, le vite precedenti?
Coloro che hanno già partecipato ai miei corsi, conoscono già la risposta. Per tutti gli altri, ecco qui l’articolo. Buona lettura.

ESISTONO LE VITE PRECEDENTI?
Prendo spunto dal commento che mi ha scritto uno psichiatra su un mio post, eccolo: “Mi lascia perplesso sentir parlare di regressione a supposte vite precedenti e settimo senso da parte di uno psicologo…”
Per chi ha frequentato i miei corsi, sa benissimo che il problema dell’esistenza o meno, delle vite precedenti, non si pone.
Chi lavora con l’ipnosi, sa perfettamente che durante le sedute, i pazienti possono raccontare traumi o esprimere emozioni, legate al loro passato o, appunto, alle loro vite precedenti.
Ma al professionista non interessa stabilire l’esistenza o meno delle vite passate.
Se esistono o no, quello non conta. Ciò che importa è quello che accade al paziente.
Spesso, dopo il processo di regressione, alcune sintomatologie spariscono.
Ricordo il caso di una mia paziente che aveva la fobia del fuoco. Non poteva avvicinarsi nemmeno ai fornelli della cucina.
Durante una regressione, ha rivissuto una sua vita precedente dove a causa di un incidente stradale, moriva carbonizzata.
Al suo risveglio, non aveva più paura del fuoco, nemmeno avvicinandole un accendino sulla sua mano. L’effetto dura ancora oggi. E cucina tranquillamente pietanze per tutta la famiglia.
Secondo voi, mi sono posto il problema dell’esistenza o meno di quella sua vita precedente?
Ma nemmeno per sogno!!!
Ai miei corsi – e chi mi segue lo sa – spiego sempre che le vite precedenti potrebbero anche essere un fenomeno generato dalla nostra mente. Un processo necessario per liberare emozioni che, altrimenti, non avrebbero modo di fluire.
Durante lo stato ipnotico, infatti, la nostra mente potrebbe creare un teatrino nel quale dare all’emozione una via di fuga. Un contesto dove potersi esprimere.
Un po’ come quando ci scappa la pipì durante il sonno. Se la nostra mente vuole dare una mano alla vescica, sa cosa farci sognare. Se dopo una serie di bagni occupati, ce ne presenterà uno libero e spazioso, ecco che risulterà inevitabile trattenersi e al nostro risveglio ci troveremo bagnati!!!
A parte l’esempio divertente, l’argomento delle vite precedenti è più complesso e meno superficiale di quello che sembra.
Per concludere, vorrei aggiungere un’ultima cosa.
Anche se non mi fossi mai avvicinato alle vite precedenti o, meglio, a ciò che il fenomeno della regressione può rappresentare per la psicologia, non avrei nessuna perplessità nel vedere un collega che lavora in tale ambito. Perché?
Perché, il primo passo per uno psicologo, oltre che dare un giudizio senza conoscere il contenuto e basandosi su proprie sensazioni, è proprio quello di rispettare le credenze di chi, raccontandoti di una vita precedente, viene a chiederti aiuto. E tutto questo, credo, dovrebbe valere anche per la categoria che, il mio amico perplesso, riveste!!!
Con affetto,
Lino
www.linomissio.com

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Siamo proprio sicuri che la nostra mente ci appartiene?

 

La mente umana rimane, ancora oggi, un grande mistero. Da dove scaturisce? Chi la controlla? Sono domande che non hanno avuto ancora una risposta. Si sente parlare spesso delle influenze che l’io, il super-io, l’inconscio e la realtà, hanno
sulla nostra mente. Ma a chi appartiene la nostra mente?
Studi neuroscientifici dimostrano che le nostre decisioni, come ad esempio quella di
accendere la televisione o prendere un bicchiere d’acqua per bere, non sono prese
da noi, ma dal nostro cervello, un secondo prima l’esecuzione dell’azione.
Durante il sonno, inoltre, pare sia sempre il cervello a scegliere la trama dei nostri sogni, in base agli stati fisiologici del nostro organismo e all’ambiente in cui ci troviamo a dormire.
Se nel sogno mi scappa la pipì è perché in realtà devo farla: è il cervello a creare la scena di noi che corriamo in bagno (e che il bagno in sogno non si trova mai, per fortuna…). E ancora. Se mi sveglio di soprassalto perché qualcuno in sogno mi ha fischiato in un orecchio, mi accorgo dopo che era tutta una costruzione del mio cervello e che a “fischiare” in realtà era il campanello di casa.
Non solo nei sogni, ma anche durante la veglia non siamo padroni della nostra mente. Quanti pensieri ci piombano all’improvviso: la bolletta da pagare, quel lavoro da finire.Ma siamo proprio sicuri che la “nostra” mente ci appartenga?

Io credo che la mente sia un po’ come una lavagna sulla quale, attraverso dei gessetti, il nostro io, la nostra parte morale e il nostro inconscio, scrivono i loro pensieri. Spesso, a causa dei differenti punti di vista, uno di loro cancella le scritte degli altri e viceversa. Poi, a ordinare il tutto ci pensa la realtà che, con un enorme cancellino, provvede a ripulire la lavagna.

Lino Missio

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La prima impressione? E’ l’inconscio a suggerircela

 

Ognuno di noi, quando viene a contatto con una persona, ha subito una prima impressione dettata dal nostro inconscio.
Questa impressione è quella giusta. Nel momento in cui iniziamo a dialogare con questa persona, ecco che la prima impressione viene messa da parte e si fa posto la seconda, quella costruita dalla nostra parte razionale. Tutto ciò avviene perché in quel momento diamo ascolto alle parole che non ci rivelano ciò che in realtà la persona è, ma ciò che in realtà la persona vuol farci vedere.
Alcuni autori, affermano che la prima impressione è quella che ci facciamo di una persona nei primi secondi o minuti in cui avviene l’incontro. In realtà in questo frangente di tempo si può parlare solo di seconda  impressione perché le persone, nel momento in cui vengono a contatto con altre, si costruiscono una loro maschera, nascondendo la loro vera natura.
La prima impressione invece è quella che noi ci facciamo prima di entrare in relazione con una persona. In quei secondi, possiamo percepire tutte le sfumature positive e negative, perché la persona non è ancora entrata nel suo ruolo, nella parte che deciderà di recitare.
Pertanto la nostra mente inconscia sa come leggere gli aspetti psicologici delle persone, mentre quella conscia non ha questa abilità e per farsi un’idea, si basa sulle parole, su ciò che la persona comunica verbalmente.
Al contrario degli adulti, i bambini sono abili nella lettura dei tratti psicologici delle persone, perché non hanno ancora “soffocato” la loro mente inconscia con la razionalità che, purtroppo, si presenterà in seguito, con l’educazione ricevuta dai genitori e dalla società.

Lino Missio

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Prima di dare il nome a tuo figlio pensaci! Introduzione alla Psicofonemologia

 

Introduzione alla Psicofonemologia
Lino Missio

E’ risaputo che il nome esprime, a grandi linee, alcuni tratti della personalità di chi lo porta. Gli studi in merito, fino ad oggi, si sono basati sul valore simbolico dei nomi.
Pertanto, in base a questa tesi, le persone che si chiamano, ad esempio, Alessandro, saranno leader, trascinatori, in quanto, storicamente il nome di Alessandro è appartenuto a Re, Condottieri e a grandi personaggi carismatici.
La stessa cosa vale per le donne che si chiamano Maria, avranno personalità rassicuranti, protettive e materne, proprio perché il nome Maria riconduce alla mamma del nostro Signore Gesù Cristo.
Il valore simbolico del nome, dunque, è sì importante, ma non sempre chi porta il nome di un grande personaggio, ha le stesse sfumature del carattere.
Da questa idea, e da altre mutuate dalla psicologia della personalità, ho voluto approfondire la questione, perché credo che il nostro nome influire prepotentemente sullo sviluppo del nostro carattere.
Così mi sono concentrato su ciò che più di ogni altra cosa dei nomi, contribuisce alla costruzione mentale di noi stessi: i suoni.
I nomi, come si sa, sono composti da lettere che se pronunciati danno origine a suoni, ovvero a fonemi. A seconda delle lettere che compongono il nome, i suoni cambiano.
Ci sono suoni duri come quelli della Ti, Di, Ghi, Chi, Q, morbidi come quelli della Gi, Ci, Li, e suoni sfuggenti come quelli della Vi, Fi, Ni, e così via.
Sono proprio i singoli suoni del nostro nome ad influenzare l’idea che ci facciamo di noi stessi.
Da qui ho iniziato uno studio sull’influenza che i fonemi che compongono i nomi, hanno sulla costruzione della propria immagine mentale e dell’idea che gli altri si fanno di una persona a partire dal nome.
Questo studio mi ha spinto a dare vita ad una nuova ed affascinante disciplina che si occupa proprio dei rapporti fra fonemi e rappresentazioni mentali: la Psicofonemologia.
Pertanto i primi passi sono stati quelli di creare una vera e propria tabella riepilogativa con la quale (in base alla posizione e al suono dei fonemi), risalire alle principali caratteristiche della personalità del proprietario del nome.
Così partendo dal presupposto che il suono Giu sta a significare apertura, Li, creatività, Na, praticità, chi porta il nome Giuliana sarà sicuramente una persona socievole, creativa e molto pratica.
La tabella che ho creato prevede differenti combinazioni di lettere ed è valida per tutti i nomi, di tutte le lingue del Mondo.
Lo studio del carattere a partire dal suono dei fonemi, si estende al di là del proprio nome. Per conoscere più a fondo una persona, basterà esaminare anche i nomi dei suoi genitori, risalendo a caratteri più profondi della personalità, legati al super-io, ovvero, all’influenza che i genitori hanno avuto sull’aspetto morale.
Non solo. Sempre attraverso la psicofonemologia, si potranno conoscere anche le dinamiche familiari, ossia, se il soggetto esaminato avrà avuto una mamma remissiva e un padre autoritario, o viceversa.
Quest’ultima, è un’affascinante applicazione della psicofonemologia perché permette di verificare le dinamiche di coppia: ovvero se siamo remissivi o autoritari rispetto al proprio partner o prevedendo, nel caso in cui siamo ancora single, quali nomi si addicono di più alla nostra personalità.
Ma se sono già impegnato e i nomi (il mio e quello del mio partner) sono quelli, risultando remissivo, in che modo posso cambiare le cose?
Semplice, basterà costruirsi un nomignolo che possa essere dominante rispetto al nome (o al nomignolo) del partner.
Infine, per concludere, la psicofonemologia, può avere diverse applicazioni, grazie allo studio sulle interrelazioni fra rappresentazioni mentali e fonemi. Pensiamo alle informazioni che si possono avere sulle caratteristiche dei diversi popoli, interpretando semplicemente i suoni delle loro lingue.

Lino Missio

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L’Arte del Comando: un piccolo trucco!

 

Vuoi che le tue parole si trasformino in azioni per chi le ascolta?
Prova questo piccolo trucco!
Ecco un esempio:
Sei in casa e tu e il tuo compagno vi state preparando per uscire.
Ad un tratto ti viene in mente che la manopola del gas è da chiudere e dici al tuo lui: “Tesoro, puoi andare a chiudere il gas per favore?”.
Un po’ irritato, come al solito, ti risponde: “Amore,,,,, anche io mi sto preparando perché non vai tu a chiuderlo?
E qui ha inizio una danza verbale su chi deve o a chi spetta il doveroso compito di girare quella semplice manopola del gas.
In risposta alla tua domanda, il tuo lui dirà: “Tesoro, non ricordo, aspetta che vado a vedere … mmmhhh … vediamo …. Dov’è la manopola …. Mmmhhh… Non la trovo …… mmmhhh … ah …. eccola! …. No è aperto, aspetta che adesso chiudo la manopola … mmmhhh …. Fatto tesoro, ora possiamo uscire  tranquilli.Ritorniamo al momento in cui ti è venuto in mente di chiudere il gas. A quel punto invece di formulare la frase precedente, dirai: “Caro, l’abbiamo chiuso il gas?Ma ripartiamo da capo.
A quel punto, soddisfatta e tranquilla, risponderai dalla tua camera: “Grazie, amore”, e dalla cucina ti sentirai dire: “Di nulla, tesoro”.
Divertente, vero?!

Per fare eseguire un compito non è sempre necessario dare un ordine. Usa una domanda. Una domanda “Action”.

Lino Missio

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Il racconto come diagnosi psicologica

 

Mi capita spesso, durante i miei corsi, di raccontare alcuni casi clinici relativi a maltrattamenti, violenze sessuali, problemi di coppia, disagi familiari, affettivi, lavorativi, ecc. Osservo sempre come, in base al racconto, alcune persone cambiano espressione, atteggiamento, si irrigidiscono, diventano nervosi, tesi. Ecco che capisco i problemi privati che attanagliano ogni singolo partecipante. Con il tempo mi sono accorto che questo metodo potevo adottarlo anche all’interno delle mie sedute come diagnosi. E così è stato. Ho iniziato quindi a raccontare alcune storie per leggere le emozioni di ritorno dei miei pazienti. Non importa se le storie narrate sono vere o inventate, ciò che conta è osservare le reazioni degli ascoltatori. Una volta acquisita la giusta sensibilità nella lettura delle emozioni, rimane semplice capire quali sono le problematiche delle persone che ci stanno di fronte. Quello del racconto è un ottimo metodo di diagnosi che, in alcuni casi, supera le tecniche diagnostiche tradizionali. Come si sa, a me piace sempre trovare un nome ad ogni tecnica che utilizzo, e in questo caso, il nome che ho pensato per questa tecnica è “Psicosorar”, perché come avviene per il Sonar, vengono letti i segnali di ritorno.

Lino Missio

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La magia del cambiamento

 

Mi occupo di cambiamento e crescita personale. Aiuto le persone a raggiungere i loro obiettivi.
Molte persone pensano che siamo predestinati, che non esiste il cambiamento. Tanto per intenderci se uno nasce in una famiglia di operai non potrà che seguire quel destino. Un po’ quello che esprimeva il Verga nelle sue opere.
A questo io non ci ho mai creduto. Penso che ognuno di noi possa diventare ciò che desidera, basta avere motivazione e credere in se stessi.
L’ho sperimentato su me stesso. Molti anni fa, dopo le scuole superiori ho iniziato a lavorare nel settore dell’elettronica, ma il mio desiderio era quello di lavorare nel campo della psicologia.
Per cui mi sono iscritto all’Università all’età di 28 anni, quando mi ero già creato una famiglia e aspettavo la nascita di mio figlio Matteo. I miei colleghi mi credevano un pazzo ed ogni giorno non perdevano occasione per scoraggiarmi e dirmi che certe cose vanno fatte all’età giusta e che lavorando non sarei mai riuscito a laurearmi.
Oggi posso dire a me stesso e a loro che non è così. Sono riuscito a laurearmi due volte, prima in filosofia e dopo in psicologia, raggiungendo il mio obiettivo. Non dico che sia stata una passeggiata, ho sacrificato molte nottate a studiare, ma ce l’ho fatta.
Dopo la formazione universitaria, mi sono dedicato al cambiamento vero e proprio delle persone, prima come consulente filosofico, utilizzando gli strumenti della Psicofilosofia, dopo come psicologo, utilizzando gli strumenti della Psicologia.
La mia curiosità mi ha portato a studiare anche altre possibilità che favoriscono il cambiamento.
Mi sono avvicinato alle discipline orientali, ma il vero successo si ottiene fondendo i contributi, sia della medicina tradizionale sia di quella non convenzionale. Così sono arrivato psico-bio-energetica.
Attraverso un metodo ben strutturato, ho imparato che si può risalire con precisione ai conflitti irrisolti delle persone e, in alcuni casi, al periodo in cui si sono generati. La tecnica che utilizzo è quella del rilievo psicobioenergetico.
Una volta che risalgo al conflitto irrisolto, provo a scioglierlo attraverso il trattamento psicobioenergetico.
Questa tecnica mi consente di sbloccare le emozioni che le persone hanno somatizzato. Di solito queste emozioni vengono espresse con il pianto e le urla e durante tutto il trattamento la persona rivive il conflitto vero e proprio.
Ci sono differenti spiegazioni scientifiche al metodo da me utilizzato, ho tentato di spiegarle nel mio libro “Cosa vedo in te”, non tutti sono d’accordo, la psicobioenergetica è una disciplina non ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale, ma ciò che importa è che le persone dopo il trattamento si sentono sollevate e rilassate. Di recente, mi sono avvicinato all’Ipnosi, fondendo e personalizzando i diversi metodi fino ad oggi da me utilizzati.

Lino Missio

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Tavola Psicofonemologica

 

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Tavola Psicofonemologica


La Tavola Psicofonemologica consente di risalire alla personalità degli individui attraverso i suoni delle lettere che compongono il nome. La Tavola è indicata in tutte quelle professioni dove è importante conoscere la personalità e le sfumature del carattere delle persone, ovvero, in psicologia, in psichiatria, ma anche in pedagogia, negli studi sulla comunicazione e nella selezione del personale.

Il costo della Tavola Psicofonemologica (versione sintetica) è di € 25 che potrai pagare attraverso bonifico bancario.

 

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