Cancro al seno e conflitto di separazione

Conflitto di Separazione e Cancro al Seno.
Le medicine alternative hanno sempre messo in risalto le relazioni fra conflitti psicologici e organi colpiti.

Una sorta di mappa geografica dove ogni conflitto psicologico è legato ad una area del corpo e all’espressione di una specifica malattia.

È da anni che in molti testi non convenzionali si legge, ad esempio, che un conflitto di separazione dal proprio partner nella donna viene “scaricato” sul seno.

La medicina ufficiale non ha ancora avvalorato tali relazioni ma è interessante osservare come uno studio danese fatto su oltre 10.000 donne ha messo in evidenza come la morte o la separazione dal coniuge raddoppi il rischio di cancro al seno.

La relazione forte che c’è fra mente e corpo viaggia a doppio senso.
È stato messo in evidenza da altri studi come il rischio di ammalarsi di cancro si riduce in modo significativo se si ricorre a terapie elaborative o alla meditazione.

L’Affetto e la Personalità

L’affetto non è un aspetto secondario per lo sviluppo del bambino.

Fin dalla nascita, ma già ancor prima dentro la pancia della mamma, i bambini si nutrono di cibo e di affetto.
Il primo contribuisce alla crescita biologica, il secondo a quella affettiva.

Nulla può sostituire una carezza, una coccola o un sorriso.

Il legame affettivo fra genitori e figlio è sinonimo di protezione e garantisce al bambino un corretto sviluppo cognitivo ed emozionale.

Inoltre, l’affetto contribuisce alla costruzione di una personalità sicura ed equilibrata.

Il manuale dei disturbi mentali è pieno di psicopatologie legate alla mancanza di affetto da parte dei genitori.

Per cui stasera, rientrando a casa, posate il cellulare sul tavolo ed abbracciate calorosamente i vostri bambini. Loro non aspettano altro.

L’Estate, il Momento giusto per progettare

L’estate è il momento giusto per pensare a ciò che si desidera realizzare per la nostra vita.

Una zona temporale dove prendere in considerazione un nuovo lavoro, il proseguimento degli studi, una passione artistica o sportiva alla quale dare inizio.

L’estate è un momento magico in cui tutto sembra possibile.

C’è una grande voglia di rimboccarsi le maniche e di dare una svolta alla propria vita.

Se cogliamo questo attimo ecco che tutto può essere realizzato.

Pensa a cosa veramente desideri e prendi l’impegno affinché tu possa portare a termine il tuo sogno.

Le volte in cui ho desiderato qualcosa mi sono sempre sbilanciato nel prendere l’impegno ancor prima di pianificarne il percorso.

Se avessi fatto il contrario mi sarei trovato di fronte ad un motivo o ad una scusa per non iniziare. Per dirla in breve: non mi sarei sentito mai pronto.

È grazie a questo modo di pensare che ho realizzato i miei sogni.

Per cui questa estate mettiti in viaggio anche i tuoi sogni.

Il meglio di te

All’inizio della mia carriera di formatore, di fronte ad una platea, cercavo di sforzarmi per dare il meglio di me.
Ma le persone erano lì per la persona che ero e non per la persona che cercavo di essere.

Così ho scoperto che il meglio di te lo dai quando rimani il più naturale e spontaneo possibile. E quando ti sforzi per apparire migliore ecco che fai un grande danno: perdi parte della tua personalità.

Ho applicato questa regola in tutte le aree della mia vita. La sensazione che si prova è meravigliosa e la vita risulta essere meno condizionata.

Droga?

Ma lo sballo è in un bacio, nel fare l’amore, nel viaggiare, nel divertirsi con gli amici, nel coltivare una passione.
Cose che non mettono a rischio la tua vita e quella degli altri.

Prevenzione

Fare prevenzione non significa ricorrere a test, analisi o visite per verificare se in noi si sta sviluppando un certo tipo di malattia.

Fare prevenzione vuol dire cambiare o correggere il proprio stile di vita affinché alcune malattie possano per quanto possibile essere evitate.

Dichiarare le proprie debolezze è un segno di forza

Spesso per apparire più forti e sicuri alcune persone tendono a nascondere le loro fragilità e debolezze.

In realtà le nostre sicurezze maturano e prendono vita dai lati più vulnerabili del nostro carattere.

Mostrare anche questi aspetti della nostra persona è un segno di forza. Nasconderli equivale ad alimentare le nostre insicurezze.

Un piccolo Flash sulla Plasticità del Cervello

Un piccolo flash sulla Plasticità del Cervello.
Oramai è da anni che la ricerca ha messo in evidenza la plasticità del nostro cervello.

Per plasticità si intende la capacità del nostro cervello di adattarsi alle nuove informazioni provenienti dall’ambiente.

Questo è possibile grazie alla formazione di nuove connessioni fra i nostri neuroni. Questi collegamenti vengono chiamati: sinapsi.

Ogni nuova informazione, dunque, che sia una formula matematica, un pensiero, un’idea, ecc., crea nuovi collegamenti sinaptici all’interno dei quali rimane intrecciata e ricordata.

Si è scoperto che la plasticità non è presente solo in giovane età ma viene mantenuta dal cervello per tutta la vita.

Plasticità ed elasticità, inoltre, vanno a braccetto.
Se il nostro cervello viene stimolato quotidianamente attraverso l’apprendimento di nuove informazioni ecco che la nostra mente diventa più “elastica”.

Leggere, informarsi, studiare fa bene al nostro cervello. Ci consente di avere una visione più ampia delle cose ed è dimostrato che ci allunga la vita.

Ma leggere o studiare non ci deve far paura. Non significa che dobbiamo per forza di cose iscriverci ad una scuola o all’università.
Leggere e studiare lo si può fare anche da autodidatti attraverso libri e la rete aggiornandosi quotidianamente sugli argomenti che ci stanno più a cuore.

Ecco perché lavorare o studiare non deve essere mai una scelta. Occorre fare entrambi.

Si può decidere di lavorare interrompendo gli studi ma mai l’apprendimento. 
Quest’ultimo è fondamentale per lo sviluppo della nostra mente e per quanto possibile occorre che lo si porti avanti per tutta la nostra vita.

Un piccolo Flash sulla Psicochirurgia

Un piccolo Flash sulla Psicochirurgia.
Forse non tutti sanno che a metà del secolo scorso per curare ansia, depressione e sbalzi d’umore, ad alcuni pazienti, veniva praticata L’asportazione di una frazione dei lobi frontali del cervello.

Una sorta di psicochirurgia per intervenire con il bisturi sulle emozioni e i sentimenti dei “malati”.

Il pioniere di questo “ingegnoso” metodo fu il medico portoghese Egas Moniz che, nel 1949, vinse il premio Nobel per la medicina, proprio grazie agli studi condotti sulle tecniche di asportazione dei lobi prefrontali.

L’idea di utilizzare la psicochirurgia, sui suoi pazienti dell’ospedale psichiatrico di Lisbona, gli venne in mente dopo che alcuni ricercatori, attraverso l’asportazione di pezzetti di lobo frontale, riuscivano a far smettere di saltare alcuni scimpanzé da laboratorio.

Il metodo di Moniz fu ritenuto di grande successo e portato in America da un certo Walter Freeman, neurologo della George Washington University.

Quest’ultimo perfezionò il metodo utilizzando uno scalpello (vedi foto) con cui praticava un’incisione all’altezza degli occhi del paziente per accedere ai lobi frontali, mentre allo stesso tempo veniva tramortito con scosse elettriche per anestetizzarlo.

Si calcola che gli interventi eseguiti dal dottor Freeman con questa tecnica furono migliaia. 
I pazienti trattati non erano soltanto depressi o ansiosi, ma anche persone con semplici disturbi di natura comportamentale.

Un caso famoso di psicochirurgia fu quello di Rosemary Kennedy, sorella di John e di Bob Kennedy.

Rosemary era una ragazza molto vivace con un lieve ritardo mentale che le causava qualche difficoltà a scuola. La sua condotta sessuale, inoltre, giudicata un po’ troppo libera e disinvolta per quei tempi, preoccupava il padre, Joseph Kennedy.

Joseph Kennedy temeva ripercussioni negative per la carriera politica che prospettava per i suoi due figli maschi.

Per questo motivo, nel 1941, all’insaputa della moglie, decise di far sottoporre la ragazza a lobotomia.

L’operazione per il padre riuscì perfettamente: Rosemary da quel giorno perse ogni capacità di agire in maniera autonoma. Venne rinchiusa in un istituto per disabili mentali, dove rimase praticamente fino alla morte, avvenuta all’età di 86 anni.

La psicochirurgia non portò molta fortuna ai suoi entusiasti sostenitori.

Moniz venne colpito da una fucilata sparata da un suo paziente che lo costrinse a vivere su una sedia a rotelle.

A Freeman venne revocata la licenza di operare dopo la morte di una paziente colpita troppo pesantemente dallo scalpello del chirurgo.

Per fortuna oggi la psicochirurgia è superata.

Un piccolo Flash sull’Autismo

Il termine Autismo è stato coniato dallo psichiatra svizzero Bleuler ed indica una molteplicità di condizioni patologiche del neuro-sviluppo.

Nell’ultima edizione del DSM 5 (il manuale dei disturbi mentali) si parla di “disturbo dello spettro autistico” per raggruppare tutti quei disturbi che in precedenza erano classificati come varie forme di autismo.

I segni principali presentati riguardano deficit persistenti nella comunicazione e nell’intestazione sociale.

Negli ultimi anni il disturbo è cresciuto esponenzialmente: 1 ogni 68 bambini. 
I maschi sono colpiti 4 volte di più rispetto alle femmine.

Certamente c’è stato un affinamento della diagnosi ma recenti studi documentano molteplici fattori di rischio nelle prime fasi di vita a partire da quella uterina: Inquinamento da metalli nell’ambiente; infiammazioni materne durante la gravidanza prodotte da infezioni virali, autoimmunità, allergie, stress, ecc.

Recenti studi sottolineano un aumento del rischio di autismo in bambini nati da parti indotti da stimolazione con ossitocina (sostanza che da molti anni viene utilizzata per facilitare la dilatazione uterina in corso di Travaglio).

I risultati degli studi sono allarmanti ma suggeriscono in modo chiaro che occorre lavorare sulla limitazione all’esposizione ai rischi che ad oggi la ricerca ha messo in evidenza.